martedì 20 dicembre 2011

13.Storia della pedagogia:UMANESIMO E RINASCIMENTO

 In questo periodo c'è il recupero della classicità, dell'individuo, della capacità di decidere il proprio destino (homo faber).
Lo scopo dell'educazione è la formazione di un uomo completo, armonico. Si ritorna allo studio delle lingue classiche e ad una formazione globale. Il problema principale del periodo è il rapporto tra cultura pagana e cristiana, tra scienza e cultura umanistica, vita pratica e contemplativa.

Si studia il latino, considerato “lingua viva”, e si verifica un rinnovamento del metodo di insegnamento che tiene maggiormente in considerazione l'allievo. Si verifica una rivalutazione della fisicità come bellezza, moralità e forza.
Il modello principale è l'oratore di Cicerone e Quintiliano, riservato purtroppo solo ai nobili.
I massimi pedagogisti del periodo sono:

  • VERGERIO PIER PAOLO: si concentra sulla formazione del principe che prevede: storia, filosofia morale, eloquenza; poi poesia, musica, disegno, matematica, scienze, diritto, metafisica, teologia. L'istruzione avviene per gradi e distribuendola gradualmente nel tempo.
  • LEON BATTISTA ALBERTI: scrive il “De familia”, dove sostiene che il padre deve educare il figlio all'onestà, alla fede, alla lettura, alla cultura classica, alla formazione fisica.
  • ERASMO DA ROTTERDAM: critica la cultura del tempo, nell'opera “Elogio alla pazzia”, impartita dai grammatici che in scuole schiamazzanti inculcano sciocchezze con castighi. Predica inoltre un ritorno a una religiosità originale, evangelica.
    Rifacendosi al pensiero di Lutero, aspira a una riforma della Chiesa e alla pace. Ricalca il modello di Cicerone e vede nei genitori i primi educatori che saranno poi sostituiti da un maestro competente. Gli studi devono essere adatti e piacevoli per l'alunno.